Tags » Migrations, Migrazioni
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Cherien Dabis’ Amreeka is a nice film. Nice, of course, is a flexible, ambiguous word and I employ it for just that reason. It is a nice film, for one, because it is the type of movie most viewers will like. It features good, hard-working people struggling to get by in a new country and ends with a musically enhanced ethnic dinner scene that attests to the fact that, for all its problems, America has a lot to offer
[en] Amreeka and the Challenge of bringing Palestine to American Audiences by Matt Sienkiewicz
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The director Emanuele Crialese in his third movie explores themes such as strangeness, normality and alterity continuing along the path he ventured on in his first two: “Once we were Strangers”(1997) and “Respiro”(2002). ‘ The Golden Door” tells the odyssey of a Sicilian family who decides to leave the land where they belonged to migrate to the new world of North America, the story of a journey to a new world, and notwithstanding the exquisiteness of its cinematic composition, it is unique in its emphasis on departure and transition, rather than on arrival. This is a story of immigration and emigration, since one cannot exist without the other, like the roots terminate with the flowers.
[en] A Boat Called Hope by Lorenzo Rinelli
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|  | Convivialità e ibridazione nell'Ospite inatteso
L’ospite inatteso (The Visitor, 2008, di Thomas Mc Carthy) è un film estremamente denso; un film che pone sul tappeto diversi spunti di riflessione che si riflettono gli uni sugli altri come in un intrigante gioco di specchi.
[it] Dioniso nella metropoli by Paolo Lago
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Il cinema di Jean-Pierre e Luc Dardenne, 30 anni ormai di film e lotta sociale senza pena di distinzione dell’una dagli altri, assomiglia sempre più a un flusso. È una percezione, questa, che accomuna in realtà le filmografie di molti grandi cineasti, forse di tutti gli “autori” in senso pieno, nelle cui opere, per così dire, tutto si tiene.
[it] Il flusso del presente by Armando Andria
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|  | Ethno-Racial Violence in ‘No Country for Old Men’
It seems no coincidence that the Coen brothers’ filmic reproduction of Cormac McCarthy’s ‘No Country for Old Men’ erupts in a xenophobic political era obsessed with national boundaries. Set against the historical backdrop of the Rise of the Right during the Reagan administration’s immigration reform in the 1980s, and filmed in the immediate context of the Bush administration’s increased policing of borders in the wake of the September 11, 2001 attacks, the plot unfolds near the Rio Grande River, which demarcates between the American subject and its Spanish-speaking racialized Mexican other. In justifying a “limitless war that lacks a concrete, identifiable, visible enemy” (Avelar 269), the Bush administration attaches terrorist potential to foreigners; this attachment is configured by racist visual cues that equate dark features with danger.
[en] The Ghosted Other by Alison Reed
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|  | Theorizing Violence in Frantz Fanon’s The Wretched of the Earth and Alfonso Cuarón’s Children of Men
In "The Wretched of the Earth", Frantz Fanon theorizes the necessity of violence for the process of decolonization, and particularly, for restructuring the compartmental colonial world. Alfonso Cuarón’s recent dystopian film "Children of Men" depicts a similarly compartmental society. Set in the year 2027, in a world devastated by infertility, the film casts England as the sole extant society. The English, fearful of being contaminated by the ongoing wars of their neighboring countries, erect barricades and build cages to house the country’s refugees
[en] The Rootless and the Caged by Simchi Cohen
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Il viaggio di una famiglia siciliana, i Mancuso, e di una folta massa di migranti fatta di numerose nazionalità, che compie la storica traversata dell’Atlantico nei primi anni del Novecento. Un viaggio che non sembra realizzare una metamorfosi nei personaggi, ma piuttosto in noi, rendendoci a sorpresa partecipi di una mimesi in una storia collettiva.
[it] (Prima del) Nuovo Mondo by Chiara Magneschi
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|  | La Sicilia di Vittorio De Seta
È un grande omaggio e insieme un viaggio all’interno del cinema di Vittorio De Seta il bellissimo détour De Seta di Salvo Cuccia, giovane regista palermitano. Attraverso un eccellente e complicato lavoro di montaggio le immagini dei vecchi film di De Seta si intrecciano significativamente alla sua ultima opera, ancora in fase di lavorazione: un film sull’immigrazione, le cui prime immagini sembrano mostrare come i clandestini senegalesi che sbarcano sulle spiagge di Lampedusa non siano così lontani da quei Dimenticati di cui il regista palermitano parlava già più di quaranta anni fa.
[it] Poetica della realtà by Andrea Inzerillo
[en] Poetics of Reality |
|  | ‘Scarti’ d’autore fra cinema e politica
È stato Gilles Deleuze a chiarire i termini della relazione possibile tra la filosofia e il cinema: non si tratta di fare filosofia prendendo il cinema come testo o pretesto, per la semplice ragione che da un lato la filosofia non è affatto una riflessione su qualcosa (al limite su qualunque cosa), e dall’altro il cinema non ha bisogno dei filosofi per riflettere su ciò che fa.
[it] La schivata o l'idea del cinema by Paolo Godani
[en] The Dodge or the Idea of Cinema [fr] L’esquive ou l’idée du cinéma |
|  | Immagini di migranti nel cinema italiano
È sconcertante che trent’anni di “fenomeno migratorio” e tre generazioni di persone d’origine immigrata non abbiano sedimentato in Italia immagini condivise degli ex-migranti come parte intrinseca della nostra società, benché più sfruttata, più discriminata e maltrattata di altre. E’ sconfortante constatare che il più recente cinema italiano sull’immigrazione – Quando sei nato non puoi nasconderti di Marco Tullio Giordana e Saimir di Francesco Munzi – per quanto animato da buone intenzioni, non riesca a trascendere le rappresentazioni del senso comune.
[it] Il trionfo dei luoghi comuni by Anna Maria Rivera
[en] The triumph of the commonplace
[fr] Le triomphe des préjugés
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|  | La produzione della vita nel presente eterno dei ‘campi’
Da tempo conviviamo con la sensazione che il mondo sia diventato una
superficie sempre più liscia, che i confini siano progressivamente saltati
e sia possibile accedere ovunque. È un'impressione corretta, accreditata
dall'evidenza, ma va integrata. Perché lo sconfinamento che definisce
l'esperienza del presente con altrettanta evidenza è selettivo, riproduce
confini e impone prezzi altissimi. Oggi siamo "assediati" da immagini di
gente in fuga che si trascina dietro ciò che resta di una casa; da una
"pratica" dello spostamento che risulta decisamente lontana dalle code nei
week-end, dai check-in negli aeroporti, dall'immaterialità che ha abolito
distanze, da tutti i viaggi, le andate e i ritorni, che annullano lo spazio
ma non mettono in discussione il senso del luogo. Lontana e altrettanto
reale.
[it] Umanità in eccesso by Federico Rahola
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|  | Interview with Laura Waddington
[en] The two speeds ‘frontera’ by Filippo Del Lucchese
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|  | La trilogia della resistenza di Giuliano Montaldo
Sacco e Vanzetti esce nel 1971. Presentato al Festival di Cannes, ottiene la Palma d’oro per uno dei due attori protagonisti, Riccardo Cucciolla, interprete di Nicola Sacco. Quel ruolo una decina di anni prima era stato impersonato da Gian Maria Volonté (il Vanzetti cinematografico) in una dramma teatrale di Mino Roli e Lorenzo Vincenzoni, che era circolato nelle sale e che Montaldo aveva visto per caso. Interessatosi alla vicenda, di cui fino a quel momento era quasi totalmente all’oscuro, Montaldo propone la realizzazione del lungometraggio al produttore Arrigo Colombo, che entusiasticamente lo appoggia.
[it] Anarchici, filosofi, disertori. by Stefania Cappellini
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|  | Intervista a Dražen Štader
Abbiamo incontrato Dražen Štader a Trieste al caffè Audace, dove si sono svolte le conferenze stampa della XV edizione dell’Adria Cinema, Trieste Film Festival. Štader ha 28 anni ed è già proiettato, con la sua riflessione cinematografica, su una dimensione sovranazionale. Ha trascorso buona parte della sua infanzia in Tunisia, parla perfettamente l’italiano ed ha studiato economia, cinema e media a Ljubljana. Lavora come regista per la televisione e come critico cinematografico da circa 10 anni. Rappresenta una generazione già ampiamente europea, attenta ai problemi dell’allargamento dell’Unione come a quelli del rapporto Nord-Sud e della diversità culturale. Ha presentato qui a Trieste il suo film Made in China.
[it] Quel confine dentro di noi… by Filippo Del Lucchese
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|  | La cortina di ferro della nuova Europa
Non è un caso che, a pochi mesi dall’ingresso nell’Unione Europea, la Slovenia sia presente alla XV edizione dell’Alpe Adria Cinema con due pellicole – un lungometraggio di Damian Kozole e un cortometraggio del giovane Dražen Štader – che partono dalla riflessione sul confine, il suo statuto, il suo significato. Il confine non è solo una linea che divide due paesi, una riga tracciata su un foglio di carta, ma una ‘zona’ al cui interno si materializzano eventi, storie, percorsi tutt’altro che ‘marginali’. Uno spazio e un tempo propri del confine, quindi, entro cui sia i due registi sloveni, sia il tedesco Hans-Christian Schmid dipingono un quadro – talvolta ironico talvolta durissimo – dell’Europa di inizio millennio. Le tre pellicole, quindi, ci raccontano della ‘centralità paradossale’ del confine. Centralità politica e umana al tempo stesso.
[it] Borderlines by Filippo Del Lucchese
[de] Borderlines |
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Tiempo, la materia de lo humano. El lenguaje cinemátográfico está asociado casi desde el comienzo con el mundo del Derecho, aunque la afirmación pueda parecer paradójica. Y Blade Runner es un magnífico ejemplo de cómo algunos de los temas básicos del Derecho, como el tiempo, o los derechos humanos, encuentran expresión en este medio.
[es] El Derecho, guardían del tiempo by Xavier De Lucas
[it] Il diritto, guardiano del tempo |
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Hace sólo un par de años aparecía, en el apartado Kinemathek del “Rechtshistorisches Journal”, un breve artículo de Dieter Simon – una cuádruple recensión – titulado “Autor gesucht (se busca autor)”, que concluía con estas palabras: “el tema ‘Derecho y Cine’ ha experimentado un enorme y merecido impulso, pero aún sigue a la espera de un autor”. El libro de Javier de Lucas, con Blade Runner como pretexto para hablar sobre Derecho, permitiría afirmar que ese autor ha aparecido.
[es] Los inmigrantes: replicantes o ciudadanos? by María José García Salgado
[it] Gli immigrati: replicanti o cittadini? |
|  | Intervista a Giuliano Montaldo
[it] L'ordine dell'intelligenza e l'ordine del potere by Stefania Cappellini
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|  | Voglia di libertà tra il Marocco e la Spagna
Solo uno stretto braccio di mare divide Algeciras e Tangeri, ma mentre per alcuni è così semplice attraversarlo, per altri è solo un sogno, che può presto trasformarsi in un incubo. Perdere la vita, o nella migliore delle ipotesi finire in galera, è la normalità per migliaia di migranti in fuga.
[it] Così lontana, così vicina by Filippo Del Lucchese
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Paesaggio africano, assolato e impenetrabile: due esili figure camminano lungo una strada silenziosa, mano nella mano. La madre, Yesterday, percorre assieme alla sua bambina molti kilometri per raggiungere l'unica stazione sanitaria più vicina nel territorio di lingua zulu sud-africano.
[it] Realtà africane by Viviana Dinelli
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|  | Identità e ribellione nella Germania di lingua turca
Se vuoi morire non è sufficiente tagliarsi le vene, dice Cahit a Sibel. Bisogna farlo bene, tagliando cioè non in modo trasversale ma obliquo. Costringendole a sanguinare…
[it] Costretti a sanguinare by Filippo Del Lucchese
[de] Gezwungen zu bluten |
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