Tags » Colonialism, Colonialismo
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[en] Interview with James Cameron by
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Both Gamer (Neveldine/Taylor, 2009) and Avatar (Cameron, 2009) serve up unsettling visions of the future. Gamer takes the present surge in popularity of gaming to an uncomfortable new low; while Avatar scores points by revisiting past concepts like Manifest Destiny and colonization. Judging by these two films it would seem that future humans are doomed to either repeat the mistaken ways of their past, or to succumb numbly to the excesses of their present.
[en] Future, Present and Past: A Tale of Two Movies by Suzanne Sunshower
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Es claro, que el cine es un elemento cultural muy importante en cuanto que logra a través de imágenes hacer llegar a un gran público mensajes a veces complicados. Más allá de un mero elemento de la cultura pop, el cine se muestra más a menudo como una herramienta útil para lograr cambios en la conciencia pública.
[es] Avatar: ¿nuevo cine para una nueva comunidad política? by José Ramón Narváez Hernández
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|  | James Cameron’s Avatar and American History
Since its release in the USA in December 2009, James Cameron’s film Avatar has
aroused general enthusiasm among critics and audience all over the world. Most of the
reviews have focused on the groundbreaking 3-D structure of the film and on its thrilling
special effects. Those interpretations that have instead centred on the narrative structure, have
been tracing the ideological roots of the film in the ecological theme and in the imperialistic
tendencies historically driving the most advanced and “civilized” nations to conquer foreign
lands with no regard toward their former inhabitants.
[en] Win Their Hearts and Minds by Arianna Mancini
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Avatar, the latest in high budget, technologically cutting-edge films by director James Cameron (Titanic, Terminator, The Abyss), should have a plot intriguing enough in itself to captivate an audience. However, for many, it falls short due to significant criticisms.
[en] Is There Life On Pandora? by Ronda Lee Levine
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|  | Identity and Escapism in Avatar
Lately, you can’t throw a stone without hitting someone who’s seen James Cameron’s new groundbreaking film Avatar. The most expensive film ever made, and now the highest-grossing film of all time, Avatar has certainly stirred up a lot of debate: everything ranging from religion and imperialism to virtual reality and global warming.
[en] I’m Na’vi! Who are You? by Michael Howarth
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James Cameron’s latest film Avatar has gotten vast attention for its special effects and the beauty of its imaginary world, although many acknowledge that its storyline is not incredibly original. However, the implications of the film in terms of religion, gender, and U.S. military policies merit attention as well.
[en] religion, gender, and military policies in Avatar by Jessica B. Burstrem
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On January 25, 2010, James Cameron’s Avatar became the highest grossing film of all time. Officially budgeted at $237 million and grossing more than $2 billion, the film is clearly an outstanding moment in film history both in terms of its sheer economic prowess as well as its advances in technological industry.
[it] Introduction by Simchi Cohen
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In una società come la nostra, in cui la paura e il sospetto nei confronti dello straniero sono sempre più diffusi, e in cui la sordità rispetto a qualsiasi tipo di istanza proveniente da chi è da sempre tagliato fuori dal benessere è la regola, il film di Haneke provoca un salutare senso di disagio, di colpa, ma lascia aperto, in un certo senso, anche qualche spiraglio.
[it] Il fascino indiscreto della borghesia by Gabriele De Luca
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Una nave compare all’orizzonte: è l’inconfondibile sagoma di una petroliera. Una donna arriva dal mare. La piccola comunità costiera caraibica nella provincia del Limón, nel Costa Rica, è minata e avverte lo spazio dinanzi a sé come una minaccia. L’ennesima: quello spazio-mare è ancora lo spazio coloniale, non ha mai cessato di esserlo e di alimentare le paure di coloro che lo popolano.
[it] Dall’uomo “primario” allo spazio globale by Ilario Belloni e José Ramón Narváez Hernández
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Perché la filmografia italiana più recente non sa rappresentare gli Altri? Perché continua ad essere efficace quando racconta l’emigrazione italiana (si pensi all’intenso “Nuovomondo” di Crialese) e per lo più fallisce quando si cimenta con l’impresa di narrare l’immigrazione in Italia? Com’è possibile che ancor oggi, dopo un trentennio di ricerca storiografica sulle guerre coloniali italiane, i rarissimi film nostrani che osino rompere il silenzio su questo tabù nazionale finiscono per avallare la favola di un’Italia coloniale mite e bonaria?
[it] L’Italia del grande cinema rimuove il nostro razzismo
by Annamaria Rivera
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|  | Nel cuore aperto dell’Africa centrale
All’entrata del cinema Vendôme, dove è appena terminato il festival“Africa XL”, campeggia un grande cartellone che raffigura il fiume Congo: una cascata maestosa si getta da una falesia ricoperta da una vegetazione lussureggiante. È il cartellone del documentario del 2005 di Thierry Michel “Au delà des tenèbres: Congo River”, presentato alla Berlinale 2006 dopo una presenza di molti mesi nelle sale cinematografiche in Belgio. Siamo alle porte di Ixelles, metro Porte de Namur, nel cuore del quartiere congolese di Bruxelles. Vedere questo documentario qui ha un qualche significato in più: a due passi dal quartiere comunitario, sede del Parlamento europeo, abita la maggioranza dei congolesi di Bruxelles.
[it] Anatomia della tenebra by Ludovica Fales
[fr] Anatomie des ténèbres |
|  | Le ‘riambientazioni’ di Pasolini, von Trier, Ripstein
La “Medea” di Euripide – che narra la terribile vendetta nei confronti di Giasone, che l’ha ripudiata per sposare Glauce, figlia di Creonte e che la spingerà a uccidere sia i figli avuti da Giasone, sia la nuova sposa e suo padre – è ambientata interamente a Corinto, entro una perfetta unità estetica di tempo e di luogo.
[it] Medea non abita più qui by Paolo Lago
[fr] Médée n'habite plus ici |
|  | Il rimosso della Francia postcoloniale
A pochi mesi di distanza dalla rivolta delle banlieue parigine, proviamo ad immaginare di mettere nella stessa pellicola due personaggi completamente diversi. Sébastien, il protagonista del film franco-georgiano presentato a Venezia 2005 dell’esordiente regista Géla Babluani (George Babluani) “13 Tzameti”. E Georges Laurent (Daniel Auteuil), il personaggio principale di “Caché (Niente da nascondere)”, del regista austriaco Michael Haneke, che ha vinto a Cannes 2005 il premio per la miglior regia. Con questa operazione potremmo scoprire che i due personaggi attraversano due luoghi speculari e conflittuali della stessa Francia contemporanea e si trovano a fronteggiare un incontro col proprio destino che ha molti elementi in comune.
[it] L’Empire du côté obscure by Ludovica Fales
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|  | La ballata del soldato Pandey
Bollywood al servizio del cinema ‘impegnato’. Si potrebbe riassumere così il colossal firmato da Ketan Metha (già apprezzato, non solo in India, per “Bhavni Bhavai” e “Mirch Masala”) e dedicato alla leggendaria figura di Mangal Pandey, fante al soldo inglese e poi ribelle per la causa della libertà nazionale.
[it] Sollevazione indiana by Filippo Del Lucchese
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Una bibliografia per orientarsi nella letteratura sociologica e giuridica relativa al genocidio ruandese.
[it] Bibliografia sul genocidio in Rwanda by Julca Franceschini
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|  | Entretien avec Jean Hatzfeld et Rithy Panh
En écrivant ou en filmant, comment aider un travail de mémoire, donner à
voir en creux le génocide par cette autre parole que sont les gestes,
montrés ou décrits ? Jean Hatzfeld, de retour de deux mois au Rwanda, et
Rithy Panh, venu présenter à Paris S21, la machine de mort khmère rouge,
témoignent de leur travail, entrepris sans attendre une justice encore à
venir, pour que les victimes sachent que leurs récits seront crus, et
qu’enfin les bourreaux ne terrorisent plus. Regards croisés sur leurs
cheminements respectifs, sur l’impossiblité, voire le refus, de tout
comprendre, sur le travail à poursuivre. Rencontre.
[fr] Une mémoire des corps by Isabelle Saint-Saëns, Philippe Mangeot, Jean-Philippe Renouard
[it] Una memoria dei corpi |
|  | Intervista a Isabella Sandri
Spinta dal disinteresse e dall’ignoranza dei media occidentali sulla questione ruandese, Isabella Sandri ha deciso di documentare la vicenda dei rifugiati – soprattutto donne – e dei sopravvissuti di uno dei più orribili genocidi della storia umana. Una testimonianza che ci tiene a qualificare come ‘genuina’, senza alcun intento storiografico o propriamente documentaristico o addirittura politico.
[it] Testimoniare l’Indicibile by Redazione JGCinema
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|  | Due genocidi visti con gli occhi delle donne
Una tragedia ai margini delle cronache. «Se scappano è perché sono gente cattiva»: la fuga di milioni di profughi hutu dopo la conquista di Kigali da parte del ‘Front Patriotique Rwandais’ racconata attraverso le parole tragiche di chi l’ha vissuta. Nell’attesa di un possibile ritorno alla vita, è ancora la morte che si respira nel paese delle Mille colline.
[it] Spiriti in carne e ossa by Marika Surace
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|  | Domande fuori fuoco nell’Hotel Rwanda di Terry George
Una delle prime ricostruzioni del genocidio ruandese, nobile nelle intenzioni, manca il bersaglio, evitando di porre domande scomode o stemperando il ruolo dell’Occidente, da responsabile diretto dei massacri a presenza salvifica che non si manifesta. Mancato, di fatto, l’obiettivo di risvegliare una coscienza degli eventi e una memoria critica nello spettatore.
[it] Coscienza rarefatta di un genocidio by Julca Franceschini
[fr] Conscience raréfiée d'un génocide |
|  | Incubi di un genocidio di fine millennio
Cominciano a essere davvero in molti. Moltissimi, anzi, i documentari dedicati al genocidio rwandese del ‘94. Del XX secolo, proprio quello in cui siamo cresciuti tutti noi… questo sembrano suggerire i volti che scorrono davanti alle telecamere. Lo suggeriscono sottovoce allo spettatore occidentale, distratto o frastornato dalla gran massa di informazioni, di immagini, di notizie, di spazzatura mediatico-politica.
[it] Mai più... fino alla prossima volta by Filippo Del Lucchese
[en] Never Again…Until Next Time |
|  | Presentazione del dossier
Nel 1994, in Rwanda, non si è consumato solo il terzo genocidio del XX secolo. Dietro ai corpi di uomini, donne e bambini dilaniati dai colpi di machete, accatastati lungo le strade rosse e polverose, sparsi sui pavimenti di chiese e scuole, galleggianti nelle acque dei fiumi e dei laghi del ‘paese delle Mille Colline’, c’è molto di più. Un messaggio, un grido di sdegno sale dalle foto e dai filmati che documentano (a dire la verità solo in minima parte) l’ennesimo orrore africano, le indescrivibili sofferenze patite da oltre un milione di vittime ignorate prima e dimenticate poi dal compassionevole mondo “civilizzato”, se così si può definire un Occidente da sempre più attento ai propri interessi economici che alle conseguenze delle proprie dissennate scelte politiche.
[it] Il genocidio in Rwanda by Julca Franceschini
[de] Völkermord in Ruanda
[en] Genocide in Rwanda [fr] Le génocide au Rwanda |
|  | La Palestina di Arna e Juliano
Jenin, 1995. Arna protesta davanti al Check Point di Jenin, incita le auto a suonare il clacson, insulta i militari appostati ai confini della citt� a nord della Westbank. � gi� molto malata, ma la Kefja che indossa dal 1948, da quando era una diciottenne e �selvaggia� militante, pacifista israeliana di famiglia sionista, la fa apparire bella e forte. �Non so da dove la tiro fuori, questa forza, e quanta ne avr� ancora�.
[it] Il teatro della libert� by Stefania Maffeis
[de] Das Theater der Freiheit [fr] Le théâtre de la liberté |
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Giunta alla VII edizione, la biennale del cinema arabo, si è svolta in contemporanea a Parigi e Marsiglia dal 26 giugno al 6 luglio 2004. Una biennale, si sa, è sempre l`occasione per fare il punto su tutto quello che si muove in un certo contesto.
[it] VII Biennale del cinema arabo di Parigi by Filippo Del Lucchese
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|  | La mémoire occupée de la Palestine
Entretien avec Ula Tabari
[fr] Identité, Nation, Résistence. by Filippo Del Lucchese e Rosita Serpa
[it] Identità, nazione, resistenza |
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Entretien avec Jean-Pierre Lledo
[fr] Histoire muette et mémoire nécessaire by Filippo Del Lucchese e Rosita Serpa
[it] La storia muta e la memoria necessaria |
|  | Violence, image et pouvoir dans Starship Troopers et Rollerball
Qu'en est-il quand le grand écran regarde (la violence) à travers le petit ? Ce surcadrage, que d'aucuns nommeront maniérisme, finit de venger le premier du second. Le spectacle quotidien satirisé est réduit à ce qu'il professe : la bouffonnerie. En reprenant l'excès et la saturation des médias, les pamphlets contestataires et jubilatoires de Verhoeven et de McTiernan entérinent finalement l'idée de l'image faisant la guerre à l'image.
[fr] Du pain et des jeux. by Sylvain Angiboust
[it] Panem et circenses |
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L’occhio rende possibile il cinema. In ordine sparso: l’occhio dello spettatore, porta di emozioni da e verso il film; l’occhio del regista, che ha immaginato e poi creato con lo sguardo la sequenza dei quadri visivi, proprio come i pittori con la tela; l’occhio della cinepresa, apparentemente il più freddo e tecnico, ma in realtà così determinante nel creare effetti, inventare prospettive, rendere visibile l’invisibile o viceversa.
[it] La memoria oltre i silenzi. I palestinesi di Israele nell’Enquête personnelle di Ula Tabari by Filippo Del Lucchese
[es] La memoria más allá de los silencios. |
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