Dossier » España, cinema e realtàIl vampiro come metafora del potereIntervista a Marcelo Exposito su Cuadecuc di Pere Portabellaby Francesca PoggiPere Portabella (Figueres, 1929), regista, sceneggiatore e produttore, è una delle maggiori figure del cinema indipendente e clandestino della Spagna franchista. Ha prodotto i primi film di Carlos Saura e Marco Ferreri, nonché Viridiana di Luis Buñuel. Oltre a Cuadecuc – Vampir, ha diretto Umbracle (1972) e Informe general (1977).
Parigi, marzo 2005. Il vampiro, morto e immortale, che rifugge luce e crocifissi e si nutre del sangue delle sue vittime è metafora perfetta del potere, della sua solitudine, della sua aberrazione e del suo fascino (anche se il cinema ne ha spesso privilegiato l’aspetto estetizzante). Ma Cuadecuc – Vampir non è tanto un film su Dracula (ovvia immagine di Franco), quanto un film su un film su Dracula: mostra (in uno stupendo bianco e nero e senza sonoro) le scene e le riprese del Dracula di Jesus Franco, tratto dall’omonimo romanzo di Bram Stoker. Non solo il vampiro quindi, ma anche e soprattutto il suo entourage: in questo caso la macchina cinematografica spagnola, che, nelle riprese di Portabella, si integra perfettamente nell’atmosfera spettrale e surreale di Dracula.Ne discutiamo con Marcelo Exposito(*) in occasione del 27° Festival Cinema du Reél al Centre Pompidou, dove il film di Portabella è stato riproposto nell'ambito della rassegna sul documentario in Spagna. JG: «Cuadecuc – Vampir è tradizionalmente considerato un film anti-franchista…» ME: «Si, lo è in molti sensi. Per comprendere la portata di questo film, è innanzitutto importante collocarlo storicamente. Negli anni ’60 Franco aveva inaugurato una politica di apertura, che prevedeva, tra l’altro, il finanziamento di produzioni cinematografiche tra cui quelle del Nuevo Cine espanol. Il tentativo era quello di legittimare il regime favorendo le relazioni internazionali e, conseguentemente, la modernizzazione economica del paese. In un primo momento Portabella tentò di accedere ai finanziamenti statali. Nel ’69, quando iniziano le riprese di Cuadecuc, questa situazione però collassa. Se parte della classe dirigente preconizza l’imminente fine di Franco e tenta di favorire una transizione pacifica, intavolando trattative con la sinistra più moderata, la cupola del regime tende invece a irrigidirsi, a trincerarsi. Contemporaneamente si assiste ad un incremento della carica contestatrice dei movimenti operai e studenteschi. Lo scontro si fa radicale. Le aperture nei confronti della cinematografia si chiudono, oltre che per motivi politici, anche per ragioni economiche: si diffonde la convinzione che sia antieconomico sovvenzionare un cinema d’elite. I finanziamenti a Portabella vengono rifiutati, sebbene per motivi formali: è un film in bianco e nero, girato quasi interamente senza sonoro, manca un copione e la sceneggiatura è di poche righe» JG: «Infatti è un film sicuramente anomalo. È un film su un film dove però i livelli di narrazione non sono chiaramente distinti, manca una cesura tra il film-oggetto (il Dracula di Jesus Franco) e il meta-film (quello di Portabella, appunto)» ME: «È vero. Funziona come una struttura narrativa in cui i diversi livelli sono compresenti in un processo di uniformizzazione, di compenetrazione tra fuori e dentro, tra finzione e costruzione della finzione. L’intento dichiarato è quello di mostrare il meccanismo di incantamento del cinema commerciale, di svelare la costruzione dell’illusione del terrore, ma ciò avviene, in modo peculiare, all’interno dello stesso film di Jesus Franco. Così, ad esempio, nel finale gli attori si sorprendono nella finzione cinematografica, ma il controcampo svela l’oggetto del loro stupore: Christopher Lee (il Dracula di Jesus Franco) che si toglie gli occhi finti e il resto del trucco. Come tutti i film su vampiri termina con la scomparsa di Dracula, ma qui tale scomparsa coincide con la mascheramento della finzione. L’illusione si rompe all’interno della storia di Dracula, all’interno della finzione stessa» JG: «Anche l’assenza di sonoro, il fatto che la storia di Dracula ci venga proposta senza dialoghi, accompagnata solo da rumori di fondo, ha una precisa valenza politica?» ME: «Questo è tipico dello stile di Portabella, della sua narrazione per archetipi. Il film di Jesus Franco - che era un film retorico, ricco di scene di orrore sottolineate dalla colonna sonora - viene svuotato: privato del colore, privato del sonoro. Eppure la narrazione è perfettamente comprensibile: è la classica storia di Dracula. Un altro segno costante del cinema di Portabella, che si ritrova anche in Umbracle, è la presenza di un personaggio riconoscibile come attore o come tipo: in questo caso Christopher Lee. La sua presenza, il suo aggirarsi in luoghi silenziosi e vuoti, crea un effetto di spaesamento, per certi versi paragonabile a quello prodotto da Ingrid Bergman in Viaggio in Italia – anche se il paragone può sembrare azzardato. Per usare una felice espressione di Lamosa, il cinema di Portabella è una fascinación desveladora, un’illusione che continuamente si disvela» JG: «Benché non finanziato e censurato il film di Portabella inizia a circolare..» ME: «Circola in modo clandestino, viene distribuito illegalmente. Nel 1971 viene proiettato a New York. L’autore non può presenziare, perché gli è negato il passaporto, ma invia una dichiarazione nella quale sottolinea come il film non sia stato girato nonostante il franchismo, bensì come conseguenza del franchismo. E infatti a partire da questo film il cinema di Portabella diventa più conseguente, cessa di tentare ogni qualsivoglia compromesso col regime, si radicalizza: una radicalizzazione parallela a quella che investiva in quegli anni i movimenti operai e studenteschi» JG: «Se volessimo attualizzare Cuadecuc chi pensi che sarebbe oggi il vampiro di Portabella?» ME: «Non so, bisognerebbe chiederlo a lui, qui si va nel campo delle supposizioni. Chissà: forse Bush?»
* Marcelo Exposito (Puertollano, Ciudad Real, 1966) è artista, scrittore, cineasta. Nel 2004 ha realizzato il documentario 'Primero de Mayo'. |
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Cuadecuc - Vampir, Pere Portabella, 1970 Related articles
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