Dossiers

Horror

Horror

by Jana Toppe




District 9

District 9

by Jura Gentium

In 1990, a massive star ship bearing a bedraggled alien population, nicknamed "The Prawns," appeared over Johannesburg, South Africa. Twenty years later, the initial welcome by the human population has faded. The refugee camp where the aliens were located has deteriorated into a militarized ghetto called District 9, where they are confined and exploited in squalor. In 2010, the munitions corporation, Multi-National United, is contracted to forcibly evict the population with operative Wikus van der Merwe in charge. In this operation, Wikus is exposed to a strange alien chemical and must rely on the help of his only two new 'Prawn' friends (IMDB)




Gender Issues in Contemporary Cinema

Gender Issues in Contemporary Cinema

by Redazione JGCinema




“D” per Vendetta

“D” per Vendetta

La rivoluzione di Dogville by M. Komolka

Filosofia e politica. Giustizia e rivoluzione. Pietà e vendetta. Cristo e anti-Cristo. L'infernale von Trier rovescia i dogmi del "Dogma" per dipingere l'inquietante ritratto di un paese dove non ha mai messo piede. Gli Stati Uniti? l'Occidente? Oppure il fondo rimosso di ogni comunità politica?




Il sangue delle mille colline

Il sangue delle mille colline

Il genocidio in Rwanda dieci anni dopo by Julca Franceschini

Nel 1994, in Rwanda, non si è consumato solo il terzo genocidio del XX secolo. Dietro ai corpi di uomini, donne e bambini dilaniati dai colpi di machete, accatastati lungo le strade rosse e polverose, sparsi sui pavimenti di chiese e scuole, galleggianti nelle acque dei fiumi e dei laghi del ‘paese delle Mille Colline’, c’è molto di più. Un messaggio, un grido di sdegno sale dalle foto e dai filmati che documentano (a dire la verità solo in minima parte) l’ennesimo orrore africano, le indescrivibili sofferenze patite da oltre un milione di vittime ignorate prima e dimenticate poi dal compassionevole mondo “civilizzato”, se così si può definire un Occidente da sempre più attento ai propri interessi economici che alle conseguenze delle proprie dissennate scelte politiche.




España, cinema e realtà

España, cinema e realtà

Cenni sul documentario da Buñuel a Medem by Enrico Zacchetti

Durante il secolo di esistenza del cinema, almeno fino al 1978, in rari momenti la società spagnola non è stata sottoposta ad una qualche forma di censura che stabiliva cosa si poteva leggere e cosa poteva essere proiettato nelle sale cinematografiche. Se persino durante la breve esperienza della Seconda Repubblica (1931-1936) non sono mancati gli interventi repressivi - Las Hurdes di Luis Buñuel fu vietato perché denigrava la nazione - la censura raggiunse il suo grado più alto e sofisticato sotto il regime paternalistico di Franco, quando la realtà venne sostituita da una rappresentazione agiografica e propagandistica. “Il problema del cinema spagnolo è che non c’è alcun problema” denunciavano i giovani cineasti, intellettuali e studenti riunitisi a Salamanca nel 1955 .




Caramelle amare

Caramelle amare

Violenza e polizia nelle ratonnades di Parigi del 1961 e nelle giornate di Genova del 2001 by Filippo Del Lucchese

Da un lato ore e ore di diretta televisiva. Gli obiettivi delle principali reti all-news puntati sullo stretto perimetro che circonda la ‘zona rossa’. Migliaia di ore di registrazione, decine di migliaia di fotografie, milioni di occhi che hanno seguito uno dei più tragici e sensazionali tentativi di insurrezione negli ultimi anni in Occidente. Dall’altro una memoria quasi completamente sbiadita. Poche decine di immagini in bianco e nero, mosse, sbiadite, scure.




Memorie di confine

Memorie di confine

Immagini da Sangatte by redazione JGCinema

Panni, stracci impigliati nelle recinzioni, riflettori ad accecare il vuoto. Il più grande centro di detenzione per migranti d'Europa ha chiuso. Tutto sembra normale a Sangatte, tutto come se non fosse mai accaduto niente. Due video ne affrontano la memoria. L'immagine mossa di quelle notti, trascorse fra i cespugli per acchiappare al volo un treno, e le parole taglienti di chi sapeva di essere invisibile anche prima, quando il campo esisteva e nessuno voleva vederlo.




Prigionieri delle guerre

Prigionieri delle guerre

by Ilario Belloni

E' ancora difficile accedere agli archivi relativi alla prima guerra mondiale. Figuriamoci per i conflitti successivi... Eppure grazie al lavoro paziente di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi abbiamo oggi una toccante "trilogia d'archivio". A questa riflessione sulla memoria abbiamo affiancato l'interpretazione, sempre attuale, di Orizzonti di gloria Stanley Kubrick. Dalle trincee di Gianikian e Ricci Lucchi ai "formicai" e le "scacchiere" di Kubrick per una denuncia vibrante della guerra rivolta al nostro presente.




"Hai presente il mucchio selvaggio"?

La violenza sugli schermi d'America by Sylvain Angiboust

L’America è nata nelle strade. E nella violenza. Un'origine maledetta, tema ricorrente nel grande cinema americano dal noir al western, da Scorsese a Ferrara. Una violenza che è presente a tutti i livelli, persino nella sacrosanta cellula familiare. Un approccio critico che coesiste con il fascino della rappresentazione della violenza attraverso le immagini.




Genocidio allo zafferano

Genocidio allo zafferano

La Endlösung nel subcontinente indiano. (Su R. Sharma, Final Solution) by Filippo Del Lucchese

Endlösung. È con un misto di curiosità, di condivisione ma anche di scetticismo che gli spettatori hanno reagito a questo titolo, specialmente nelle proiezioni tedesche del film. Endlösung o Final solution: non può che far suonare il più acuto di tutti i campanelli di allarme per il pubblico, tedesco e non solo. Ma Rakesh Sharma, al suo secondo documentario, rivendica implicitamente nel film ed esplicitamente nelle discussioni in sala e con la critica la scelta di un titolo così forte. In un paese dove i contrasti fra modernità ipertecnologica e povertà arcaica (e cronica) sono acutissimi, è il titolo più forte, giocato fra le ambiguità, le ambivalenze e i paradossi di un vero e proprio genocidio postmoderno. Sfortunatamente non unico e non eccezionale. Banalità del male…




E la legge li dichiarò morti

E la legge li dichiarò morti

Su Sacco e Vanzetti di Giuliano Montaldo by Stefania Cappellini e Roger Campione

Sacco e Vanzetti_i esce nel 1971. Presentato al Festival di Cannes, ottiene la Palma d’oro per uno dei due attori protagonisti, Riccardo Cucciolla, interprete di Nicola Sacco. Il film è la rilettura appassionata e insieme essenziale della vicenda processuale dei due italiani anarchici immigrati negli Stati Uniti e lì accusati e condannati alla pena capitale, per una rapina e due omicidi ai quali erano del tutto estranei. Cinquant’anni dopo il madornale errore sarà riconosciuto dalla giustizia americana e i due definitivamente riabilitati.




Borderlines

Borderlines

by Filippo Del Lucchese

Non è un caso che, a pochi mesi dall’ingresso nell’Unione Europea, la Slovenia sia presente alla XV edizione dell’Alpe Adria Cinema con due pellicole – un lungometraggio di Damian Kozole e un cortometraggio del giovane Dražen Štader – che partono dalla riflessione sul confine, il suo statuto, il suo significato. Il confine non è solo una linea che divide due paesi, una riga tracciata su un foglio di carta, ma una ‘zona’ al cui interno si materializzano eventi, storie, percorsi tutt’altro che ‘marginali’. Uno spazio e un tempo propri del confine, quindi, entro cui sia i due registi sloveni, sia il tedesco Hans-Christian Schmid dipingono un quadro – talvolta ironico talvolta durissimo – dell’Europa di inizio millennio.




Benvenuti nel deserto del reale

Benvenuti nel deserto del reale

Su Matrix di Andy e Larry Wachowski by Gigi Roggero

“La tecnologia non è né buona né cattiva. E non è neppure neutrale”. Forse è proprio la “legge di Kranzberg” a indicare il difficile crinale lungo cui la trilogia di Matrix si avventura. Non si può certo dire che i fratelli Wachowski, i registi della saga, siano degli autori completamente ignari del dibattito sui complessi temi da loro sollevati, e quindi semplicemente fortunati nell’aver azzeccato un film di successo. Lo dimostra il rapporto – pur tormentato e poi definitivamente deterioratosi – con Baudrillard. Altrettanto imprudente, come ammonisce Slavoj Zizek, sarebbe l’attribuire ai fratelli della “grande matrice” una visione del mondo filosoficamente definita e compiuta.




Un paese sporco e pieno di spine

Un paese sporco e pieno di spine

by Filippo Del Lucchese

L'ultimo film di Samir è una riflessione sull'essere secondi, sullo spiazzamento (politico, culturale, sociale, intellettuale), sull'autenticità, sulla memoria. È innanzitutto la storia di quattro ebrei irakeni: Shimon Ballas, cresciuto in un quartiere cristiano di Baghdad e presto divenuto comunista "per lottare contro la guerra"; Sami Michael, giornalista per la stampa comunista, esule in Iran in lotta contro il potere irakeno; Moshe Houri, giornalaio e poi imprenditore, ancora iscritto al Chadash, il partito omunista d'Israele; Samir Naqqash, uno degli ultimi scrittori arabo-ebrei in Israele a scrivere in lingua araba, da alcuni considerato uno dei più grandi autori contemporanei. Alle loro storie si affianca quella di Ella Habiba Shohat, che nei suoi libri ha descritto e denunciato il razzismo della società israeliana verso gli ebrei arabi. Una storia che si lega prima di tutto alla sua biografia personale, di immigrata in Israele provenendo dall'Irak. "Irakena puzzolente" le dicevano i compagni…




Tiepido Fahrenheit

Tiepido Fahrenheit

Il documentario di Moore tra icone conformiste e cinema di resistenza by Paolo Godani

Satira, smascheramento, critica sociale caratterizzano l'ultimo, premiatissimo e famosissimo documentario di Michael Moore. Tra la denuncia à la Orwell e il manifesto elettorale democratico questo lavoro sembra però mancare di consistenza politica. Una straordinaria macchina da incassi, più che una gioiosa macchina da guerra, fa della satira di Moore qualcosa di più conformista e di meno pungente di quanto ci si poteva aspettare. La Palma d'oro 2004 (Miramax-Tarantino premia Miramax-Moore) è all'altezza di un cinema politico per l'epoca presente?




Blade Runner: Tempo, diritto, differenza

Blade Runner: Tempo, diritto, differenza

by María José García Salgado

Nel mondo della globalizzazione, nel mondo del futuro che ci mostra Blade Runner, il tempo è la nuova merce. Decisivo per l'informazione, decisivo per l'economia globalizzata, decisivo per il nuovo commercio elettronico nel quale le unità di misura sono le frazioni del tempo non percepibili a scala umana, i nanosecondi. Blade Runner ci porta ad affrontare il rapporto tra memoria, identità e Diritto e con ciò crea una metafora sulla funzione del Diritto come guardiano della differenza, come stigmatizzatore, di più: come boia di tutto ciò che ci è estraneo e come geloso difensore di quello che, invece, ci definisce come tali.




Festival del cinema kurdo, 2003

Festival del cinema kurdo, 2003

by Stefania Maffeis

Nel giugno del 2003 Berlino ha ospitato in tre diversi cinematografi più di cinquanta film, documentari e cortometraggi sulla realtà del Kurdistan, segnando così la rinascita di una cultura kurda. Accanto alla presentazione di film, il festival ha organizzato workshop di discussione sui temi del cinema kurdo in esilio e in patria, sul film b_Ararat\b di Atom Egoyan, sulla possibilità della realizzazione, dall’idea al film, e sull’immagine della donna nel cinema kurdo.




Sul lungosenna, dal Maghreb al Machrek

Sul lungosenna, dal Maghreb al Machrek

VII Biennale del cinema arabo a Parigi by Filippo Del Lucchese e Rosita Serpa

Una biennale, si sa, è sempre l`occasione per fare il punto su tutto quello che si muove in un certo contesto. Non che il cinema arabo non goda della dovuta attenzione in occidente, sia per quanto riguarda l`aiuto alla produzione, sia la distribuzione e la visibilità, nei festival maggiori e nella distribuzione in sala (seppur con le dovute differenze fra paese e paese, come lo spettatore italiano, a proprie spese, ben sa). Tuttavia la manifestazione, organizzata dall'Istituto del Mondo Arabo, che ha sede sulla piazza Mahomed V sul lungosenna parigino, proprio di fronte a Notre Dame, offre un panorama veramente eccellente sulla produzione piu recente del cinema arabo.




Chi ha paura del colore?

Chi ha paura del colore?

Cinema e miscegenation in America by Mario Mucciarelli

Il cinema americano è sempre stato un cinema industriale, basato su generi codificati e riconoscibili, costruiti per permettere un rapporto diretto con le aspettative del pubblico. Non deve sorprendere quindi, parlando di temi delicati come la questione razziale o le paure connesse alla sessualità, l'atteggiamento reticente e controverso di Hollywood. Il tema della miscegenation (o mescolanza razziale) sembra esserne un esempio lampante.